LE PAROLE DELLA FORMAZIONE DI QUALITÀ
Guida alle esperienze condotte da Stefano Fusi
Stefano Fusi
|
Questa è una breve guida ai presupposti delle esperienze che conduco (vedi in "proposte").
Gli approfondimenti sono sui miei libri: "Spirito naturale", "Immaginazione creativa per il benessere", "Forza vitale per la salute", tutti in edizioni Tecniche Nuove.
Andragogia: insegnare agli adulti, imparare da adulti
L’andragogia è la scienza che studia le modalità dell’apprendimento negli adulti (da andros , uomo); è complementare alla pedagogia che si occupa dell’educazione dei bambini e dei ragazzi (paidos).
L’educazione degli adulti è intesa come un processo di ricerca attiva, non come una ricezione passiva di nozioni e concetti al fine di una formazione.
È incentrata sui problemi reali quotidiani e non sulle materie di insegnamento.
Tiene conto dell’esperienza dei soggetti (sia come opportunità sia come ostacolo), del loro bisogno di sapere perché imparare, della loro motivazione interna all’imparare e della spinta all’autonomia, all’autodeterminazione e alla responsabilità proprie degli adulti.
L’uso del termine andragogia indica una nuova mentalità: l’idea che l’apprendimento non sia semplicemente una preparazione al mondo del lavoro, relativa ad un’età specifica, ma sia una dimensione che accompagna la persona lungo tutta la sua esistenza. Ciò è tanto più attuale oggi, in contesti dal rapido mutamento in cui è necessario un continuo aggiornamento professionale e servono risposte nuove a nuove esigenze di organizzazione e gestione: ciò è valido sia nel campo aziendale privato sia, e soprattutto, nei servizi.
I percorsi formativi per adulti, secondo l’andragogia, dovrebbero avere queste caratteristiche: chiarezza sugli scopi, personalizzazione, interattività e proposta di simulazioni di situazioni reali (come giochi di ruolo e altre tecniche di gioco relazionale). Ciò per valorizzare le esperienze, le motivazioni e la spinta all’automiglioramento del personale coinvolto.
Problem Solving: tecniche e approcci per la soluzione dei problemi
Il Problem Solving (in Italiano "Soluzione dei problemi"), è l'attività o meglio il processo che riguarda la risoluzione dei problemi in vari campi. Si applica non solo in aree tecniche-specialistiche, come la matematica o l'informatica, ma in tutte le aree lavorative e professionali in cui ci si trova a dover risolvere problemi di qualsiasi tipo: dalla didattica alla gestione aziendale, dall’ambito psicologico a quello della gestione dello stress fino al miglioramento della comunicazione e delle relazioni interne a un gruppo di lavoro o nei rapporti con gli utenti di un servizio.
Gli strumenti del Problem Solving variano secondo l’ambito di applicazione, il tipo di organizzazione coinvolta, le specifiche situazioni. Vengono applicati dopo una prima fase in cui il problema (il disagio, il malessere, la disfunzione organizzativa) viene individuato (Problem Finding) e analizzato ( Problem Setting ) nelle sue premesse e conseguenze. Questo è il primo passo verso la soluzione.
La base comune a tutti i processi di Problem Solving è individuare, riconoscere, trovare i modi e i mezzi operativi per raggiungere i propri obiettivi e quelli del gruppo di lavoro. Significa passare dal subire la situazione come inevitabile al considerare le alternative e i modi concreti per porvi rimedio, utilizzando strumenti quali la creatività, un approccio positivo, metodi di comunicazione interna ed esterna più adeguati ed efficaci, accorgimenti e tecniche per la crescita personale delle persone coinvolte nel processo.
Animazione sociale: educare e cambiare nell’esperienza attiva di gruppo
Secondo l’AIATEL, Associazione Italiana Animatori Tempo Libero, l’Animazione è “una pratica sociale finalizzata alla presa di coscienza delle potenzialità latenti, represse o rimosse di individui, gruppi, comunità.”
È riportato qui di seguito un documento dal sito AIATEL che introduce la natura e le funzioni dell’animazione sociale. Essa va distinta dall’animazione intesa come semplice intrattenimento turistico o puro divertimento, com’è intesa nell’accezione più comune: al contrario, l’animazione sociale è una pratica complessa, che ha propri impianti teorici e metodologie, e ha un fine formativo ed educativo.
“L’animazione può essere considerata il segmento iniziale di un processo educativo, nel quale l’utente scopre ciò che può fare, ciò che desidera e ciò che ha il potere di fare. Essa NON è divertimento, ma può usare questo veicolo per raggiungere i suoi fini. Essa NON è attività politica nel senso di aggregazione del consenso; lo è nell’accezione di cura ed attenzione dei bisogni di crescita dell’uomo e della "polis".
In quanto pratica sociale l’animazione può essere svolta da due categorie di persone. Esiste una animazione fatta dai cittadini, in quanto volontari attivi nella comunità, oppure dagli operatori sociali tradizionali (insegnanti, psicologi, assistenti sociali, bibliotecari, educatori…) che continuano a fare il loro lavoro secondo i "metodi" dell’animazione. Esiste poi un’animazione fatta da professionisti, a tempo pieno o come attività principale, che chiamiamo "animatori".
Le specificazioni aggettivali, affiancate al termine animatore, distinguono solo il campo di intervento (socio-culturale, anziani, scolastici ecc.) oppure la metodologia privilegiata (teatrale, audiovisuale, ecc.), ma il termine animatore va ritenuto principale e unificante.
Le aree principali d’intervento fatte proprie dall’animazione finora sono:
- la socialità, le relazioni, l’aggregazione (interpersonali, di gruppo, e di comunità)
- la fisicità, intesa come corpo e natura
- l’espressività, stimolata mediante tutti i linguaggi oltre quello verbale
- la creatività, intesa come pensiero divergente
- la ludicità, vista come gioco, festa e gratuità.
Il metodo dell’animazione si basa soprattutto su tre fattori: la ricerca, l’esperienza attiva e il lavoro di gruppo.”
Commento:
L’animazione è ricerca non puramente teorica ma sperimentazione e aggiustamento di tecniche e metodologie adatte a raggiungere gli obiettivi individuati (ad esempio, coinvolgere una comunità su un lavoro sociale comune, o gli studenti su un tema “rappresentandolo”);
l’animazione è esperienza attiva nel senso di coinvolgimento e conoscenza diretta, anche del conduttore, che deve avere una specifica professionalità ma sapersi anche aprire e rivolgere oltre il proprio normale bacino di utenza; e nel senso di una lavoro in cui ciascuno mette in gioco se stesso al di là dell’ambito puramente professionale ma trasferendo nel gruppo il proprio vissuto, vista la finalità sociale dell’animazione stessa. La quale non è una semplice tecnica o metodologia ma una “pratica” (che coinvolge ogni aspetto della vita dell’operatore o di chi partecipa all’esperienza, non solo l’ambito professionale; quest’ultimo ne viene “colorato” o addirittura determinato);
l’animazione è lavoro di gruppo per definizione, perché l’ “anima” cui fa riferimento il termine stesso della pratica dell’animazione non è un soggetto statico né definito una volta per tutte né un ambito individuale (etimologia: anemos , soffio, vento) ma è qualcosa di mobile, creativo, sottile, immateriale, collettivo (ma in realtà indefinibile). In ogni caso l’anima è intesa qui come un processo di identificazione di se stessi nei propri rapporti con il mondo, e l’animazione non è un oggetto di studio o una tecnica ma un processo evolutivo, che non può essere solo teorizzata ma solo vissuta insieme ad altri. Come ogni pratica esperienziale, per comprenderne il funzionamento e gli effetti su se stessi e sul gruppo occorre farla.
Comunicazione ecologica: valorizzare la diversità per rafforzare l’unità d’insieme
La comunicazione ecologica è l'applicazione dei principi ecologici alle relazioni umane: coltivare le risorse di ogni persona, rispettare la diversità e nello stesso tempo mantenere la coesione di gruppo affinché le persone coinvolte possano agire insieme al meglio per un obiettivo comune.
Il metodo si propone di trovare un equilibrio tra bisogni individuali e crescita della totalità, e in particolare di favorire una comunicazione fluida, costruttiva e democratica nel gruppo.
Impiega una metodologia che prevede l'attivazione pratica e la simulazione di casi concreti: la critica costruttiva, la risoluzione dei conflitti, lo sviluppo dei progetti, la cooperazione, l'empatia, la metacomunicazione, la comunicazione non verbale.
Il gruppo è condotto da facilitatori che hanno esperienza di comunicazione e sanno guidare senza schiacciare, stimolare senza agitare, integrare senza spaccare, aiutare senza soffocare, rimanere pazienti quando ci sono tempeste, intervenire con giudizio al momento giusto.
Il facilitatore aiuta il gruppo a muoversi nella giusta direzione così come in biologia le molecole dell'individuo sono aiutate a muoversi in modo corretto dagli enzimi, che svolgono il ruolo di "catalizzatori" e di "facilitatori biologici". L'obiettivo dei facilitatori e' quello di trarre il meglio dai membri del gruppo, e nello stesso tempo aiutarli a interagire in armonia reciproca.
Dinamica mentale (o psicodinamica o psicocibernetica): impiegare al meglio le proprie risorse psicofisiche
La dinamica mentale è una tecnica esperienziale di automiglioramento e gestione delle proprie risorse psicofisiche che impiega rilassamento, immaginazione guidata e visualizzazione creativa. Insegna prima di tutto a rilassarsi bene e profondamente, utilizzando all’inizio gli esercizi di base del Training Autogeno. Quindi insegna a visualizzare in rilassamento e a usare l’immaginazione per scopi concreti. Le immagini mentali che si imparano ad usare sono semplici e attingono alla vita quotidiana. Sono vissute attentamente e con partecipazione emotiva sentendosi completamente immersi in una specifica situazione della vita quotidiana.
Fra le molteplici applicazioni: attenuare o eliminare gli effetti dello stress, di ansie e abitudini negative; rilassarsi e recuperare energia; trovare un migliore equilibrio personale ed una maggiore fiducia in se stessi; migliorare i rapporti con gli altri; sviluppare il pensiero positivo, la creatività, la capacità di concentrazione e la memoria; migliorare la propria salute riconoscendo le esigenze profonde dell’organismo, riducendo i disturbi psicosomatici e l’uso di farmaci, stimolando i meccanismi di autoguarigione; trasformare i propri problemi in opportunità; individuare, determinare e raggiungere i propri obiettivi.
La dinamica mentale nelle sue varie forme viene utilizzata molto nella formazione professionale, nella vendita, nello sport ed è molto utile a chi fa un lavoro stressante, come insegnanti, operatori e assistenti sociali, medici e personale paramedico.
Neurobica: imparare sempre e cambiare atteggiamento
La neurobica (in Inglese, Neurobics, “fitness mentale”) è una disciplina di addestramento mentale nata di recente negli Stati Uniti d’America. Il termine è uno spiritoso accostamento all'Aerobics , il più noto addestramento fisico. È una disciplina che propone esercizi per “tenere in forma” la mente: la curiosità, lo studio di nuove cose, un atteggiamento aperto, una vita sociale varia e ricca aiutano a non fossilizzarsi nelle abitudini mentali. L’impianto teorico della neurobica è basato sugli studi di neuroscienziati americani che hanno messo a punto un programma di lavoro pratico, semplice ed efficace.
La neurobica si basa su una scoperta: le cellule nervose cerebrali (neuroni) non sono fondamentali in sé per l’efficienza della mente. Inoltre, non si perdono con gli anni, come si pensava fino a poco tempo fa. Ciò che conta è la qualità dei collegamenti fra di essi e fra le varie aree del cervello.
Nella corteccia cerebrale ci sono diverse aree cerebrali specializzate che ricevono ed elaborano i dati sensoriali (i cinque sensi classici, vista, udito e così via, ma anche il senso del movimento e il “sesto senso”, quello dell’emotività). Perché la mente sia efficiente sono fondamentali i collegamenti fra di esse, e fra queste e l’ippocampo, l’area del cervello che è la centrale dell’apprendimento (decide che cosa “tenere in memoria” e come). Affinché i ricordi e i dati appresi siano stimoli abbastanza forti per rompere gli schemi della routine, è bene “muovere” tutte insieme queste aree cerebrali.
I collegamenti fra i neuroni sono dati dai “dendriti”, i filamenti sottili che escono dai neuroni per collegarsi nelle sinapsi, i punti di collegamento fra i neuroni: assomigliano a rami di alberi (déndron significa albero in Greco); e gli assoni connettono fra loro le aree cerebrali. Questi collegamenti non sono statici e immutabili, ma si creano in risposta a stimoli sensoriali e di comportamento, e si mantengono e ri-formano grazie a nuovi stimoli. I dendriti, "interfaccia" della creatività, che è salute della mente, ricrescono con l'uso. Come si rinforzano e riprendono tono i muscoli quando si riprende a fare ginnastica, quando si muove la mente si ricreano i circuiti. Ciò che assopisce la mente, insomma, non è l'età in sé, ma la routine.
Le abitudini sono utili da un lato a lavorare “in economia” (sempre lo stesso percorso casa-lavoro: a quanti non è successo di trovarsi in ufficio senza rendersene conto? o di arrivare a destinazione in auto senza accorgersene: ha guidato il “pilota automatico”). D’altra parte, la mancanza di varietà indebolisce la mente, annulla pian piano la creatività e la capacità di affrontare le novità e il cervello, letteralmente, si atrofizza. Non riesce neanche più a immaginare qualcosa di diverso dal tran tran quotidiano.
Il nutrimento per rivitalizzare la mente sono le novità emozionanti, i giochi intriganti, le sensazioni piacevoli e le situazioni stimolanti. Ma ciò che conta soprattutto è stimolare il cervello attraverso esperienze nuove che coinvolgano tutti i sensi e le emozioni. Ciò è tanto più importante nei lavori ripetitivi ed esecutivi, che per la loro natura stessa inducono idee e comportamenti standardizzati a scapito dell’interesse individuale al compito che si sta svolgendo, e quindi della motivazione e dell’apertura.
GLOSSARIO
ascolto
il presupposto della comunicazione e di relazioni non conflittuali.
Significa
- essere certi delle proprie opinioni e necessità
ma insieme
- accogliere e valorizzare quelle altrui.
assertività
non doversi giustificare per cose in cui non ce n’è bisogno, ma esprimere le proprie intenzioni e i propri bisogni e obiettivi in modo tranquillo, gentile ed educato ma determinato. Sentirsi alla pari degli altri, sullo stesso piano.
condivisione
mettere a disposizione degli altri le proprie risorse, e ricevere in cambio lo stesso con vantaggio reciproco.
conflitto
opposizione anche profonda fra persone o gruppi per via di opinioni e interessi divergenti. Può essere spiacevole e spesso crea malumori, stress e frustrazioni, ma è nella natura delle cose e occorre accettarlo e imparare a gestirlo.
contrasto
opposizione momentanea e meno pesante rispetto al conflitto, fra persone e gruppi. Anche il contrasto è parte del gioco delle relazioni.
cooperazione
un modo per evolvere e mettere in comune problemi, risorse, obiettivi e soluzioni. È il modo in cui la natura evolve da organismi inferiori (unicellulari o semplici) a organismi più specializzati e forti grazie alla suddivisione armonica dei compiti. Lo stesso avviene nella cultura e società umane, ed è fattore di progresso sociale.
creatività
saper trovare nuove soluzioni a un problema mettendo insieme elementi preesistenti in modo nuovo e originale. Richiede disponibilità, immaginazione e un pizzico di coraggio, ma ottiene grandi risultati.
disponibilità al cambiamento
presupposto del cambiamento stesso. Le abitudini sono utili ma a lungo andare inaridiscono.
empatia
capacità di “mettersi nei panni dell’altro”, di accoglierne i bisogni e di cooperare con lui alla soluzione dei problemi.
immagine dell’io (o di sé)
il modo in cui vediamo noi stessi anche senza saperlo. Determina la qualità delle nostre relazioni con le altre persone.
motivazione
la spinta interiore a compiere qualcosa, che sia un’impresa o una cosa semplice della vita quotidiana. Spesso le due cose coincidono.
obiettivi
le bussole che ci guidano: non si raggiunge la stella polare ma si sa qual è la nostra direzione; non è fondamentale raggiungerli tutti subito, ma sapere che si può farlo. Quando ci si mette in moto ogni cosa funziona meglio, viviamo di obiettivi.
proattività
L’atteggiamento propositivo di chi si sente partecipe di un’impresa comune, ne condivide la visione e gli obiettivi, cerca di prefigurare gli sviluppi e si impegna in prima persona a individuare possibili soluzioni senza attendere di essere incaricato da qualcuno, e li propone ai colleghi e ai dirigenti indicando strumenti pratici di attuazione.
relazione
la natura stessa della nostra vita: senza gli altri non esisteremmo neppure.
riflessi condizionati
meccanismo che governa la formazione di abitudini. Conoscendolo, si può usare a nostro favore.
rilassamento
usare solo (ma tutta) l’energia di cui c’è bisogno in un determinato momento.
servizio
ogni lavoro è, o dovrebbe essere, un servizio, perché tutti abbiamo bisogno degli altri. Ma alcuni lavori che si chiamano “servizi” pubblici sono utilissime invenzioni sociali senza le quali saremmo ancora nel Medioevo.
Questi testi di Stefano Fusi fanno parte delle dispense distribuite nel corso degli interventi di formazione organizzati da SistemaSusio per il personale dei comuni di Corsico e Cremona (2007 e 2008).
|
|
|
|
|